Ore andaluse. Parte I.

« …andare per la Spagna è, per un siciliano, un continuo insorgere della memoria storica, un continuo affiorare di legami, di corrispondenze, di “cristallizzazioni”. E bastano i nomi: di paesi, di strade. Che sembra sentirli risuonare, nella lontana eco del tempo, …» (Ore di Spagna, L. Sciascia, ed. Contrasto, 2016).  

Il benvenuto di Malaga è un’ esplosione di blu in pieno giorno. La jacaranda, l’albero glicine che decora i parchi e le strade della città, al massimo della sua fioritura, occupa come una regina lo spettro visibile che sta tra il ciano e il violetto. Comincio la visita di questa città dall ‘Alcazaba (al-Qasba), l’antica cittadella dentro le mura voluta dai re del sultanato di Granada. Il suo colore camoscio si arrampica sulla collina dolcemente, avvinghiandosi al Gibralfaro. Funzionalità (difensiva in questo caso), governata dalla bellezza : è uno dei fondamentali dell’arte islamica.
L’Alcazaba è un buon inizio per conoscere da vicino il significato che ha avuto per la città la produzione della ceramica tra il XIII e il XV sec., ovvero durante il periodo in cui i musulmani Nazarí (o Nasridi), regnarono indisturbati nell’antica al-Andalus prima della reconquista da parte dei re cattolici. Nelle stanze del loro palazzo all’interno della cittadella, vi è un percorso didattico museale. Lo scopo è quello di apprendere l’uso del tornio e delle altre tecniche di lavorazione della ceramica e allo stesso tempo avere una visione della dimensione formale e funzionale, di altissima qualità, che spesso la frammentazione e la conservazione dei resti archeologici non sempre permettono. Come le pagine di un libro illustrato le superfici di questi oggetti, diventano dunque veicoli di trasmissione della cultura del popolo andaluso. I motivi decorativi seguono quattro matrici: quella geometrica, quella vegetale, quella calligrafica e quella figurata (animali in prevalenza). Quest’ultima, essendo nell’Islam vietata la rappresentazione delle figure nei luoghi destinati al culto religioso, si riserva prevalentemente a oggetti di uso quotidiano.
Tutte le decorazioni vengono eseguite in stili differenti, accordandosi all’evoluzione delle  mode, alle conoscenze dei materiali nuovi e delle tecniche più raffinate. Vediamo quali sono.

Decorazione sgraffiata.

È quella dalle radici più lontane nel tempo. Viene eseguita dipingendo grandi bande di bruno manganese sul pezzo di argilla color paglierino essiccato, ma non ancora cotto, sopra le quali viene inciso il motivo decorativo. Dopo la cottura il contrasto tra il nero del manganese e il chiaro del cotto sottostante producono un bell’effetto decorativo.

Decorazione-ceramica- sgraffiata-museo- archeologico- Alcazaba-palazzo-Nazari-Malaga

Decorazione invetriata. 

In questo caso l’oggetto può essere o no inciso e coperto con uno strato di cristallina trasparente che durante la cottura, combinandosi con gli ossidi, per esempio di rame, può variare il suo colore.

Decorazione-invetriata-museo-archeologico-Malaga

Decorazione in verde e manganese.

È eseguita cercando il massimo contrasto cromatico tra il bruno manganese e il verde ramina che vengono utilizzati per tracciare il disegno sopra un rivestimento di ingobbio (barbottina, argilla liquida) chiaro. Il tutto viene poi rivestito con una cristallina trasparente. Il risultato è un oggetto bianco luccicante con motivi testa di moro e verde rame.

Decorazione-in-verde-manganese-museo-archeologico-Malaga

Il Lustro (ópera Malika).
È questa la produzione che rese Malaga celebre in tutto il Mediterraneo. “…apprezzata nel regno moresco di Granada, esportata in Sicilia, in Egitto (…), i lustri di Malaga furono importati in Inghilterra già nel 1303…” (Ceramica nei secoli, Robert J. Charleston, Arnoldo Mondadori, 1970). Monocromo o più di rado policromo sembra sia stata una tecnica prima usata nel vetro e poi traslata nella ceramica. Questa tecnica consiste nell’applicazione di ossidi metallici (per esempio rame per l’effetto oro e piombo per l’effetto argento), sul pezzo precedentemente già cotto e smaltato. Subendo una ulteriore cottura a temperatura più bassa gli ossidi si fondono creando colori iridescenti. L’uso del lustro permetteva di avere degli utensili d’oro e di argento senza trasgredire il precetto coranico che vietava l’ostentazione sfacciata della ricchezza.

Ciotola-lustro-elefante-fatimida-museo-archeologico-Alhambra-Granada.

Decorazione dipinta.

La decorazione viene sempre eseguita sul pezzo crudo. Spesso è un motivo geometrico eseguito con il manganese e può non essere vetrificata. Dopo la cottura la linea di manganese, essendo un ossido, avrà comunque un riflesso metallico contrastante con lo sfondo opaco del cotto.

Decorazione-dipinta-manganese-su-terracotta-non-invetriata

Decorazione sigillata.

Questa decorazione viene eseguita mentre il pezzo da decorare è ancora non completamente essiccato. I motivi decorativi vengono infatti impressi sulla superficie, utilizzando un cilindro di legno intarsiato.

Decorazione-sigillata-museo-archeologico-Malaga

Decorazione traforata.

Come nel precedente caso, il decoro viene eseguito ad una certa durezza dell’argilla (la famosa durezza cuoio), traforando con un punzone la superficie. Dalla combinazione degli spazi pieni e vuoti risulta un decoro che imita il merletto.

decorazione-traforata-museo-archeologico-Malaga-

A questo punto rimangono gli ultimi due stili di ceramica tipicamente andalusa, la mitica cuerda seca e l’arista. Ne parlerò in un altro momento, quando saranno le protagoniste in un’altra tappa del viaggio. È ora di vedere, invece, cosa fanno oggi gli eredi di questa grande tradizione artigiana. Lasciando la cittadella, costeggiando le mura, arrivo al teatro romano. Un’orda di ragazzini sembra incantata dai racconti di due attori in costume. Un bell’esempio da vedere di come si possa fare cultura divertendo i giovani spettatori.

Teatro-romano-Malaga

Di fronte la cattedrale, chiamata dai malaghegni La Manquita (monchetta)- per via del fatto che delle due torri campanarie previste ne fu terminata solo una- c’è una galleria  d’arte che si chiama Alfajar. C’è in mostra l’opera ceramica di Xavier Monsalvatje, un artista formatosi tra Valencia e Caldas de Rainha (Portogallo). Il suo progetto esposto in galleria si intitola Las ciudades discontinuas e comprende dei lavori su carta oltre che su ceramica. Le città di Xavier generano sull’uomo rapporti conflittuali, isolandolo progressivamente. Le sue composizioni mi ricordano in qualche modo Fernad Léger, anche lui tra le altre cose ceramista. Ma mentre in Léger la macchina viene esaltata come frutto del lavoro e dell’ingegno umano, nelle ceramiche di Xavier la macchina tormenta l’uomo e gli detta un nuovo deuteronomio laico, impartendo le leggi nella terra promessa tecnologica, costruita su stabilità precarie e solitudini.

Xavier-Monsalvatje-Las-Ciudades-discontinuas

F. Léger-I costruttori-1950-Xavier-Monsalvatje
F. Léger, I costruttori, 1950.

La galleria Alfajar ha una grande sala dedicata alla vendita di ceramiche artistiche.
Chiudo questa tappa andalusa con qualche immagine di queste nuove realtà malaghegne.

Bottiglie-piastrelle-verde-manganese-Alfajar-galleria-Malaga

Pesci-barchetta-su-onde-rosse-galleria-alfajar-Malaga

piastrelle-galleria-alfajar-malaga

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