Ore andaluse. Parte II.

Granada vuol dire principalmente Alhambra, nonostante la città ce la metta davvero tutta per offrire altre proposte e convincerti di prolungare il soggiorno. Ci si sente dei privilegiati nel poter vedere questa splendida città palazzo nella sua interezza, data l’esigua disponibilità dei biglietti per il tour completo. Consiglio di programmare la visita con molto, moltissimo anticipo. Descrivere questo luogo incantato quasi mi intimorisce. Penso che il commento migliore, in questo caso, possa essere solo musicale e perciò vi rimando all’ascolto della Lindaraja di  C. Debussy, che ne interpreta lo spirito nel migliore dei modi. Sebbene la cittadella rossa (Qalʿat al-ḥamrāʾ), non fu mai visitata dal compositore, il quale la conobbe, pare, dalle riviste illustrate del tempo, egli fu capace di descriverne le meraviglie.  Certe volte l’immaginazione compie viaggi più profondi. Per una descrizione generale, se non avete voglia di recuperare il disco, Wikipedia docet qui.

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Puerta del vino. Alhambra.

Per un’appassionata d’arte e ceramista Alhambra vuol dire anche “vaso” e non uno qualsiasi, ma il vaso che ha le ali. Si tratta di uno, dei circa dieci esemplari esistenti, tra i più spettacolari manufatti del periodo mudéjar, ovvero del momento in cui la tradizione ceramica musulmana si fonde con quella ispanica. Le protagoniste della decorazione dell’ ispano-moresco, alto più di un metro (134 cm per l’esattezza), sono due gazzelle finemente stilizzate, che si guardano accennando quasi un passo di danza. Ai bordi della pancia le anse a forma di ala lo completano. Purtroppo una delle ali è spezzata. Questa tipologia di vasi, eseguita con la tecnica del lustro, non ha pari in altre parti del modo musulmano e il loro utilizzo era solo a scopo ornamentale.  Questi giganti venivano forgiati in diverse sezioni separate che poi venivano unificate. Si procedeva dunque alla smaltatura e alla decorazione (in blu e oro in questo caso), con pennelli e piume d’oca, subendo ben tre cotture. Immaginate quanta difficoltà e pazienza nell’eseguire tutti questi passaggi alla perfezione e quanta capacità di accettare una possibile perdita.

 

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Vaso con gazzelle, Alhambra, Granada, sec.XIV.

Nell’arte islamica i principi decorativi riguardano tutta la produzione artistica, indistintamente, dall’architettura agli oggetti di uso quotidiano. Si parla di differenziazione solo in termini di qualità esecutiva, ma tutto è governato da una stessa idea di base che è quella dell’unità (tawhid). Questa unità, espressa dal modulo geometrico (o calligrafico o vegetale), è ripetibile all’infinito.

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Esempio di meandri a rilievo nell’architettura dell’Alhambra di Granada.

Il meandro o arabesco è il segno di questo rinnovamento illimitato, formatosi dal fondersi dell’elemento calligrafico (incarnazione visiva della parola sacra), in quello vegetale. Le figure di animali che vediamo al centro del vaso dell’Alhambra, si inseriscono in questa visione di armonia incommensurabile della natura e il richiamo iconologico all’albero della vita e al giardino del profeta sembra evidente.

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Giardini del Generalife. Alhambra. Granada.

Non tutti sanno che in Sicilia esiste un parente stretto del vaso dell’Alhambra. Non si conosce la storia di come e da dove sia arrivato, ma pare che una volta stabilitosi sull’isola, il gigante siciliano avesse scelto come sua abitazione una chiesa di Mazara del Vallo (Tp). Oggi è esposto nel cortile di Palazzo Abatellis a Palermo. A differenza del cugino d’oltre mare, il palermitano d’adozione ha una decorazione fitomorfica, senza figure di animali. Inoltre, nonostante il vaso dell’ Abatellis sia più piccolo di diversi centimetri, il fatto che sia decorato in oro su fondo bianco- e il bianco, si sa, ingrassa – lo fa sembrare più grande. Ma questa è una mia suggestione, naturalmente, come è una mia personale fantasia il pensiero che avere tutte e due le ali intere possa contare qualcosa nella vita di un vaso e nei suoi spostamenti.

Vaso-tipo-Alhambra-Palermo-Palazzo-Abatellis-XII-XIV-sec-.
Vaso tipo Alhambra, Palermo, Palazzo Abatellis. XII- XIV sec.

 

Il riferimento bibliografico per questo articolo è Ceramica nei secoli, di Robert J. Charleston, Arnoldo Mondadori, 1970. Le foto presentate, sono mie, esclusa quella del vaso dell’Alhambra, che proviene da questo sito qui e quella del vaso Abatellis, che mi è stata inviata dalla mia amica Margherita che ringrazio tantissimo.

 

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